Il caldo è una seconda pelle, una coperta leggera. Quel caldo opprimente, che vi fa star male. Ma io lo adoro. Mi sento bene, vivo. Le pagine di
José Luis Sampedro scorrono veloci, inframmezzate da sogni, da realtà che costruisco e decostruisco come mattoncini colorati. Si accumulano passati, presenti e futuri che è come se vivessi per davvero. A volte una vita non mi basta. A volte, per digerirla meglio devo accompagnarla con spezzoni di altre vite, sempre mie, che controllo meglio, metto in pausa, faccio arretrare e poi ripartire, zoommo, le allontano, penso e faccio altro e poi le riprendo da dove le avevo interrotte. Piacere strano e mio, che da parecchio non mi concedevo, o che, meglio, non mi si offriva ... forse la testa comincia solo ora, dopo mesi che ho finito l'università, a liberarsi dalle troppe nozioni che la ingolfavano, forse prima, nonostante l'accumulo continuo di parole e saperi, c'era l'alcol, in dosi pesanti ad aiutare, da tanto però è sotto controllo, è sempre stato così, autoanalisi fino ad eliminare o controllare i vizi, che un po' li invidio gli altri, che non li vedono, o riescono a far finta di non vederli, e si lasciano guidare da loro, ma io no, sempre avanti, sempre a cercare la soluzione... e poi oggi, con un libro che mi fa quasi piangere, e mi fa sognare abbastanza da farmi vedere la bellezza nei passanti, nella gente intorno che di solito odio, il caldo accogliente e un po' ingombrante, come piace a me, la notte silenziosa ma non troppo, fra motori di auto e cicale o grilli che se la cantano, ecco che i pensieri rifluiscono liberi e leggeri... universi paralleli, vite che s'incrociano e poi proseguono parallele... a volte, molte, le ho usate per scrivere racconti, anche romanzi interi che mai vedranno la stampa, ma in fondo servono solo a me, per stare meglio, e spero che per un po' restino a farmi compagnia di nuovo...